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ANNA MADIA - MATTEO CONFALONIERI - MARIA CASTRONOVO
Attraverso lo specchio
Mostra di pittura, parole e... scacchi
1° ottobre - 10 dicembre 2005
Pubblichiamo un estratto dal testo di Marina Castronovo.
Qui trovate il testo completo
.
La stranierità del limbo dei sogni
quando s’annaspa stranieri a se stessi.
E il tempo si disfa in farfalle,
sbriciolando i suoi pani di pietra,
consumando sette paia di scarpe
di ferro.
Le corse che esplodono il cuore
giustizia non rendono ai tuoi passi.
E il silenzio non infrange il tuo Nome.
ALICE SOGNA DA VECCHIA BAMBINA
E si smaglia la vita… questa vita…
più o meno…
disegnando a rovescio
la trama infinita
dell’antico dolore.
Da bambina… raccontalo ai vecchi
ciò che sta inciso dietro le spalle,
nello specchio invetrato del Tutto
Passato.
Scovami ora, Alice,
senza biglietto,
e a me stessa rivela
l’imprudenza del viaggio clandestino
che ancora d’arresto non dà segno
o di ritorni.
Conservo lo scialle delle regine
che pace non trova quando giochiamo
a vestirci da favola indiana.
E, se non urla, strappiamo un giglio
tigrato, come stella per i nostri
capelli.
(La spilla dall’ago spuntato
non trattiene le pieghe del manto).
Ed io avrei sempre bisogno di vento,
qui, sotto il tetto dell’isba ghiacciata,
dove il fiato ha smarrito del tutto
il sentiero dei fiori tracciato sui vetri.
E l’incanto si è perso delle zampe
di gallina che girano in tondo.
Prestami un sogno contrario alle regole
buone, perché io, da vecchia, so
quanto,
scacco dopo scacco, ho conquistato
e perduto.
Il vento mi serve
e nebbia d’argento
per dirti quello che tu
nei tuoi viaggi affatati
hai sempre saputo.
Per dirti che i vecchi
son tutti
son tutti
son tutti
MALEDUCATI.
La perfidia delle buone maniere
ci strappa un sorriso e un inchino
come degna risposta alla loro
Follia.
E se ci fanno passare da sciocche
dissacriamo il candore dell’abito buono
sguinzagliamo i capelli
e portiamo le scarpe nel fango.
A rovescio sappiamo, io e te,
che le radici del cielo affondano
nell’abisso profondo dei pozzi.
Facciamo un nodo al fazzoletto di terra
perché ci rammenti che vola più
in alto il fiore che mastica i vermi.
Dammi la mano… ancora una volta
camminiamo da mostri stranieri
sotto il naso della gente per bene
raggirando
gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.
Regalami ancora un verso cifrato,
ed io, a quella cifra,
sommerò il buon senso dei sogni,
chissà mai ne venga un risultato.
(Sempre che sia vero
che il buon senso sia
il numero sette).
E bisbigliami all’orecchio buono,
feroce zanzarella,
perché poi sia così impervia da dire
e da capire la stranezza ribaltata
della Vita
che all’alba divoriamo da affamati
e solo allo svanir del giorno
riusciamo a fare a fette.
Ho una lunga notte da raccontare
a te, alle mie vene, al dolore
che si è smarrito insieme al sogno
di diventar regina.
Guarda che afflitta pedina
senza corona
sta fuggendo a gambe levate
dal castello incantato
dal banchetto senza cena
dalle notti affollate
con cui più non patteggia
il reato della pena.
Ma dalla Rana ho imparato a vestirmi
di giallo
perché non sempre
con-fondersi
è un bene.
E mi resta un bottone di latta
a farmi luce nel buio
per guidare i miei passi là
dove posso stanarti.
Ti venderò per nulla
la forza sapiente che ho
di prendere granchi
e l’astuzia truccata che aiuta
a reggere il peso
delle tasche vuote.
Oh darling!
Giocheremo con dadi
che hanno perso la faccia,
e questo sarà
il nostro amaro segreto.
E a mani piene disperderemo
il Tempo
per consolare i prati dai nidi
delle talpe
per succhiare il glicine insieme
alle formiche
per ritagliare il velo dello stagno
e farne un bel vestito.
Imbriglieremo il sole dentro l’ambra
del pino
e avremo pietre d’oro per infilar
collane.
Non sarà un trucco intavolar
discorsi
coi cerbiatti
e ci uniremo al coro frastornante
delle margherite.
Alle Teste d’Uovo che dalla zucca
in giù son tutta Pancia e niente Vita…
a questi farabutti lasceremo
intera
la cieca crudeltà dell’obbedienza.
E a chi ci vuol capire potremmo
suggerire che solo i Re Citrulli
cominciano le guerre.
Solo i Trichechi Ottusi
ignorano le perle.
Fermiamo adesso la Differenza
che passa
e a bruciapelo chiediamole
che cosa sia meglio:
seguire un consiglio
o pedinare un coniglio?
Così ti salvi?
Se metti in gioco le parole
puoi rischiare di sapere
quanto
dalle parole siamo giocati.
Nel tranello del rinvio:
è qui che cadono
tutti i poeti smemorati.
Solo un bambino sa
come è preciso e saggio
il Luogo del Domani.
Solo un bambino sa
che non è affare
da agende e calendari.
(E’ un gioco da vecchi
mettere ai ferri
l’ala impaziente del cuore.)
Tu non lo sai,
ma un giunco di fiume è venuto
a trovarmi:
ha messo radici nella terra sbiadita
del mio giardino.
Non so né quando né dove
ai suoi fratelli
abbia detto addio.
Ai suoi fratelli più belli e ventosi.
Ma adesso porta il tuo Nome
e sorveglia in silenzio
le viole impertinenti
e le spocchiose rose.
La grazia stellata dei suoi fili sottili
disegna nell’aria
una composta nostalgia.
Sogna sempre di ritornare
al fiume
e indossa l’aria smarrita e offesa
dello Straniero.
E’ un sole verde
è un sole di terra
e manda i suoi raggi filanti
incontro alle stelle,
noncurante dei loro destini.
È il saggio custode
della ricetta
capovolta
della Vita.
Nascere vecchi
e morire bambini.
Maria Castronovo
Anna Madia "Bunny"
olio su tavola, 35 x 35 cm
Anna Madia "Butterfly"
acrilico su tavola, 100 x 100 cm
Anna Madia "Gli scacchi"
acrilico su tavola, 100 x 100 cm
A. Madia "Il pedone bianco danza"
olio su tavola, 35 x 60 cm
A. Madia "La stanza di Alice"
acrilico su tavola 100 x 100 cm
Matteo Confalonieri "Il Vaso di Letizia"
acrilico e foglie d'oro su tela 60 x 120 cm
Matteo Confalonieri "L'Archeologo"
acrilico e foglie d'oro su tela 90 x 120 cm
Matteo Confalonieri "L'Antiquario"
acrilico e foglie d'oro su tela 150 x 115 cm
Matteo Confalonieri "Il Garzone"
acrilico e foglie d'oro su tela 92 x 153 cm
Matteo Confalonieri "Il Vasaio"
acrilico e foglie d'oro su tela 120 x 120 cm
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